Crocifissi in classe

30 Aprile 2005

L’offesa alla religione cattolica non è più punibile dell’offesa alle altre religioni. Così la Corte Costituzionale ieri ha dichiarato incostituzionale un articolo del codice di procedura penale, il 403, che stabilisce invece una sanzione maggiore in caso di offesa, appunto, alla religione cattolica.

Strano che non siano ancora partite le polemiche, del resto dietro questa storia c’è ovviamente Adel Smith, quel personaggio che circa un anno fa divise l’Italia in due con la sua richiesta di eliminare i crocifissi dalle aule di scuola e dagli uffici pubblici.
All’epoca, la proverbiale xenofobia dell’uomo italico si scatenò con tutta la sua forza. Non era affatto raro sentir dire cose come “ma chi si crede di essere”, “prima o poi gli stranieri cacceranno gli italiani dall’Italia”, “viene gente da fuori e fa casino”, “non solo lo ospitiamo e vuole pure dettar legge”, “sono tutti uguali i musulmani, tutti terroristi” e altre belle cose così.

Che il personaggio di Adel Smith sia controverso è un dato di fatto: basta cercare un po’ sul web per leggere tutto e il contrario di tutto su di lui. Può anche darsi che lui stesso sia un fenomeno mediatico nato per far pubblicità a se stesso, la versione religiosa di Costantino in pratica, chissà.

Il punto è che la questione sollevata da Adel Smith non è affatto banale, e vorrei che i miei lettori provassero a fare uno sforzo mentale e a seguire il mio ragionamento senza nessun pregiudizio. Eliminate tutto quello che sapete su cristianesimo, islam e a tutte le altre religioni. Cominciamo da zero.

La Costituzione italiana, la “magna charta” su cui si fonda la nostra democrazia (sì, è ancora una democrazia, almeno formalmente; ma ne parlerò in un altro momento), è il documento legale più importante che abbiamo.
Tutte le altre leggi devono essere compatibili con la Costituzione, e incastrarsi perfettamente ad essa. Potete trovarne una copia all’indirizzo http://www.quirinale.it/costituzione/costituzione.htm. Ripeto: tutto quello che succede in Italia deve essere previsto, prima ancora che vari codici legali (civile, penale, della strada, ecc.), dalla Costituzione. Una legge che non sia compatibile con la costituzione viene dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale e abrogata d’ufficio.
Cominciamo quindi a leggere la nostra “magna charta”. Scorrendo, troviamo vari articoli interessanti. Leggiamoli:

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. [...]

L’articolo 3 afferma, in maniera peraltro simile e congruente alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che tutte le persone sono assolutamente uguali e che per la legge (e quindi, si spera, anche per le altre persone) non c’è nessunissima differenza. Non importa se si è maschi, femmine, neri, bianchi, gialli, rossi, verdi, italiani, cingalesi, australiani, eschimesi, brasiliani, vietnamiti, se si parla inglese, aramaico, norvegese, hindi, nama, arabo egiziano, se si è atei, musulmani, ebrei, cattolici, protestanti, pagani, druidi, wiccan, se si è ricchi, poveri, benestanti, morti di fame, se si è di destra, di sinistra, di centro, repubblicani, democratici, laburisti, conservatori, e così via. In altre parole: per la legge siamo tutti perfettamente uguali.
È vero, spesso non è così. Ma il fatto che ci sia corruzione ai piani alti non significa che la Costituzione debba essere usata come carta igienica anche da noi. Vogliamo dimostrare di essere migliori di loro o no?

Art. 8.

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.

Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.

I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

Il primo comma di questo articolo ribadisce quanto scritto all’articolo tre, ma poi prosegue spiegando che anche le altre religioni, oltre a quella cattolica, possono organizzarsi come credono, purché si resti nella legalità. Ciò significa, ad esempio, che i musulmani possono costruire moschee (con le dovute autorizzazioni edilizie, appunto), e che i wiccan si incontrino sotto la luna piena.

Art. 19.

Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.

Questo articolo implica che posso girare con un crocifisso al collo? Sì. E con un pentacolo? Sì. E con un velo in testa? Sì. Posso ammazzare una capra per strada per fare un sacrificio a un dio? No, perché è contrario al buon costume. Posso suonare al tuo citofono per convertirti? Sì, ma puoi tranquillamente dirmi di no e se insisto puoi querelarmi.
In sostanza: si può fare tutto, purché non si arrivi a livelli estremi.

Art. 20.

Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.

Questo articolo è importante, ed è possibile vedere qualche traccia della volontà di evitare il ripetersi delle ghettizzazioni fasciste e naziste.
L’articolo sancisce, in sostanza, l’impossibilità da parte dello stato di limitare arbitrariamente i diritti delle associazioni religiose e di tassarle più del dovuto senza giustificato motivo.

Riassumendo, in Italia le persone non possono essere discriminate (tra le altre cose) in base alla religione, e le religioni sono tutte uguali.

In base a questa semplice affermazione, è facile capire come tenere un crocifisso in classe non sia una cosa sbagliata in sé (rileggete l’articolo 19), ma si deve permettere a chiunque abbia una fede diversa da quella cristiana di aggiungere un simbolo della sua religione. Un bimbo ebreo, per esempio, potrebbe voler portare in classe un menorah; un musulmano potrebbe volere una mezzaluna; un wiccan un pentacolo… e un ateo? Un ateo potrebbe dirsi infastidito da quei simboli che non lo riflettono, anche se in effetti l’articolo 19 stabilisce che, finché non siano contrari al buon costume, i simboli e i riti religiosi siano perfettamente accettabili.
Tuttavia, è facile rendersi conto di come l’incremento della popolazione non cristiana possa portare alla trasformazione delle classi e degli uffici pubblici in una sorta di tempio multifunzionale. Badate, non ho parlato di popolazione, ma semplicemente di popolazione non cristiana: non è obbligatorio per gli italiani essere cristiani, e questo è un punto che spesso si dimentica.
E allora la soluzione qual è? È semplice: o tutti o nessuno.

Non è cattiveria, non è ipocrisia, non è un rifiuto delle radici cristiane dell’Italia: è semplicemente buon senso.
Se siamo tutti uguali, secondo la Costituzione e secondo la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, perché dobbiamo imporre agli altri di avere davanti i simboli religiosi che non li riguardano e che, forse, li infastidiscono? Dobbiamo ricordare che il rispetto non dev’esserci solo tra istituzioni e cittadini, ma anche e soprattutto tra cittadini e cittadini!
La religione è un argomento molto personale, e non ci è dato sapere se gli altri siano infastiditi da un simbolo religioso per noi positivo. Perché sbatterglielo davanti al naso? Peraltro, in Italia non c’è più una religione di Stato.
E proprio perché si tratta di una questione intima e personalissima, è forse più opportuno portare addosso il proprio simbolo religioso piuttosto che ostentarlo. E qui si potrebbe aprire una enorme parentesi sulla storia del cattolicesimo, ma ne parlerò in un altro momento.


Benedetto XVI

20 Aprile 2005

Annuntio vobis gaudium magnum, habemus papam! Eminentissimum ac reverendissium Dominum, dominum Josephum Sanctæ Romanæ Ecclesiæ Cardinalem Ratzinger, qui sibi nomen imposuit Benedictum XVI.

Così ieri il protodiacono Jorge Arturo Medina Estévez annunciava alla città di Roma e al mondo il nome del duecentosessantacinquesimo successore di Pietro.
Ho scoperto quasi per caso che c’era stata la fumata bianca, se non fosse stato per un’amica che su iChat/AIM aveva come status, testualmente, “habemus papa”, probabilmente l’avrei saputo solo dopo. E forse mi sarei perso l’annuncio in diretta.
Eh sì, perché pur non ritenendomi propriamente cristiano (e comunque non cattolico), sono corso subito ad accendere la tv su SkyTG24 per vedere come stavano le cose.
Quando finalmente il protodiacono è arrivato sul balcone, per un attimo ho pensato fosse lui il nuovo papa, dimenticando che era necessario prima l’annuncio ufficiale.
Alla parola “Josephum” il tempo si è fermato, e mentre cercavo di decifrare le parole immediatamente successive, è arrivato il cognome: Ratzinger. E poi Benedictum decimosextus — o qualcosa del genere, non conosco “seriamente” il latino. Sedicesimo, comunque. Chiarissimo.

Confesso che negli anni, pur avendo sentito spesso il nome di Ratzinger, non avevo idea di che faccia avesse; per qualche motivo, lo collegavo al viso di Ruini. Quando l’ho visto, tuttavia, con gli occhi commossi, ho detto “…però è simpatico”. Quel “però” non ha nessuna funzione utile nella frase, non serviva a bilanciare alcunché; è solo un incipit che si usa da queste parti.

Nelle ore successive i giornali si sono precipitati a rovistare nel suo passato: ex progressista, attualmente tra i più conservatori, ex membro della gioventù hitleriana… se ne sono sentite di tutti i colori. Cose vere, per carità, ma è bene ricordare che anche Giovanni Paolo II è stato molto conservatore, eppure tra le cose sbagliate che indubbiamente ha fatto (il rifiuto dei sistemi contraccettivi e dell’omosessualità, l’ostinazione al celibato per il clero, eccetera) qualcosa di buono c’è stato. Anzi, il fatto che la folla abbia richiesto a gran voce la sua immediata canonizzazione – “santo subito!” – fa presumere che abbia portato nel mondo più bene che male. Non lo so per certo, sono lontano dal mondo cattolico da anni, e quello che so in merito lo so solo per osmosi.
Quello che voglio dire, in pratica, è che è bene dargli del tempo prima di affibbiargli etichette.

In verità, personalmente speravo che da quella finestra si affacciasse un papa di colore, o almeno non europeo. Sarebbe stato un ottimo modo da parte della Chiesa cattolica di dire al mondo “non ci sono più pregiudizi, vogliamo che la nostra religione sia aperta al mondo che cambia”.
L’elezione di Ratzinger, voluta dallo Spirito Santo o meno, segna comunque la strada completamente opposta. Questo è uno dei punti del pensiero di Benedetto XVI che vengono contestati: il non voler adattare il cattolicesimo al mondo che cambia, quanto la convinzione, a mio avviso folle, di plasmare la società sulla base del cattolicesimo.

So che sto per fare un paragone quasi blasfemo, ma in un caso del genere si deve far ricorso ai rudimenti di marketing: se i potenziali acquirenti si allontanano dal mio prodotto, non posso pensare di cambiare la mente di tutti quelli che potrebbero essere interessati ad esso, bensì cercare di andare incontro al mio target.

In alcune zone, soprattutto d’Europa, c’è una estrema carenza di prelati. Si è arrivati al punto di prevedere, nel giro di qualche anno, la chiusura di molte chiese per il semplice fatto che non c’è nessuno che celebri le funzioni.
Non si tratta di una mancanza di fede, ci sono moltissimi giovani che credono con fervore nel Dio cristiano, ma non accettano pienamente il cristianesimo. Tuttavia ciò non è “colpa” della società moderna, quanto una sua naturale evoluzione (il che non implica necessariamente che la società sia migliorata, semplicemente è cambiata).
Quanti giovani, ad esempio, pur sentendosi molto vicini a Dio accetterebbero di rinunciare a costruirsi una famiglia, semplicemente perché il cattolicesimo impone il celibato? Pochissimi, evidentemente, come dimostra appunto il crollo dell’”organico” del clero.

La mia opinione, inoltre, è che la Chiesa cattolica sia una delle organizzazioni che trarrebbe davvero giovamento da una localizzazione reale dei poteri. Che senso ha avere preti, parroci, vescovi, cardinali e un papa se poi il prete deve tassativamente sottostare agli ordini del parroco, il parroco a quelli del vescovo, e così via? È come pretendere che un sindaco non possa fare ciò che ritiene più opportuno fare secondo la sua situazione locale per il semplice motivo che il presidente della repubblica non è d’accordo. Non credo che sia questo quello che i romani intendevano, lungimiranti come sempre, con la famosa frase “divide et impera”…

La Chiesa cattolica, pur portandosi le cicatrici di molti errori passati – e sto pensando all’Inquisizione, alla vendita delle indulgenze, ai dogmi inventati di sana pianta al solo scopo di soffocare le religioni pagane o peggio di controllare il popolo dei credenti, e così via – in qualche modo ha saputo cambiare, seppure in parte.
Da relativamente poco tempo le celebrazioni non sono più in latino, i laici credenti conoscono la Bibbia e Giovanni Paolo II ha chiesto scusa per i peccati della Chiesa stessa.

Non capisco perché quest’accanimento contro la contraccezione, che eviterebbe a molti bambini di nascere e rischiare di non essere accettati o di essere uccisi da malattie purtroppo ancora molto comuni in alcune parti del mondo; contro l’omosessualità, che non è né “innaturale” né “sbagliata”; contro il matrimonio dei prelati, che probabilmente metterebbe fine ad avvenimenti scandalosi come la pedofilia da parte dei preti, purtroppo più comuni di quanto si creda; e così via.

Il mondo sta cambiando, nel bene e nel male. La Chiesa cattolica, come tutte le religioni, se vuole sopravvivere deve adeguarsi e rinnovarsi.
Non è un caso che le religioni più “gettonate”, attualmente, siano quelle che coniugano un misticismo antico con una visione della vita compatibile con la società moderna. Mi riferisco alla Wicca e al Druidismo, ma non solo.

Forse il clero è davvero guidato dallo Spirito Santo, ma la Chiesa cattolica è fatta di uomini. Quando finalmente accetterà che gli uomini e le società cambiano nel tempo, forse anche il cattolicesimo non avrà più paura di cambiare.

Nel frattempo, pur da non credente, non posso che augurarmi che Benedetto XVI sia un buon papa e che, come il suo predecessore, sia soprattutto vicino ai giovani e schierato con decisione contro le guerre.

Per il resto, vedremo.
Il papa, in fin dei conti, è pur sempre un essere umano, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti, con i suoi vizi e le sue virtù, con le sue forze e le sue debolezze.
Viva il papa!


Senso civico?

7 Aprile 2005

Gli italiani, si sa, non godono di molta fama per quanto riguarda il rispetto delle regole.
Persino Focus, la rivista di divulgazione socio-scientifica, si è occupata dell’argomento, giungendo alla conclusione che la nostra cultura è stata influenzata, fino a poco più di centocinquant’anni fa, dalla divisione dell’Italia in tanti piccoli Stati; tale situazione, sembra, ha portato alla creazione di “leggi locali”, rispettate ma non scritte, che spesso vengono viste dagli indigeni come più importanti delle leggi “centrali”.
Come esempio l’articolo riportava la vita a Napoli, e affermava che, benché agli occhi di un non-napoletano la città può apparire caotica e senza legge, in realtà la legge c’è ma, semplicemente, non corrisponde ai canoni civici diffusi nel resto d’Italia.

Ma il senso civico, in Italia, è davvero diffuso? È da un po’ che me lo chiedo.
Per esempio: quante volte, anche nelle piccole città, avete dovuto aspettare per attraversare la strada sulle strisce? Non si ferma nessuno, dannati automobilisti! D’altro canto, però, se guidate voi, non vi fermate perché è un fastidio inutile, dannati pedoni.

La strada vicino a casa mia nel corso degli ultimi mesi è franata, una corsia è andata giù a valle e ANAS e comune stanno ancora temporeggiando. Quando finalmente si sono decisi a chiuderla, hanno messo soltanto delle transenne per evitare che passassero le macchine. Risultato: la gente arrivava, scendeva, spostava la transenna, passava, ed eventualmente la rimetteva a posto. Stessa cosa all’uscita.
Qualche giorno dopo, per evitarlo, è arrivato un camion a scaricare della terra sulla strada (sì, hanno proprio scaricato della terra sulla strada); ulteriori giorni dopo si sono decisi a interrompere la circolazione con una rete e dei piedistalli di cemento, avendo l’accortezza di lasciare un corridoio sufficientemente largo per i pedoni (circa 50 cm di larghezza).
Tutto finito? Nemmeno per sogno!
Quel corridoio che, ripeto, si trova su una strada franata per metà e che dovrebbe consentire il passaggio esclusivamente ai pedoni – per evitare di aggirare quei cento metri percorrendo due chilometri e trecento metri -, viene percorsa senza troppi problemi dai motorini.
D’accordo, forse dieci motorini al giorno non faranno peggiorare la situazione più di tanto, ma subito dopo la fine del corridoio c’è una curva; se un pedone non dovesse sentire un motorino che arriva dal lato opposto, non potrebbe far molto (a meno che non si chiami Uomo Ragno, Superman, Paperinik o qualcosa del genere). In realtà, anche se l’incontro tra bipede umano e biciclo a motore con umano a bordo dovesse avvenire a metà di questo corridoio, la situazione sarebbe ugualmente problematica. Essendo la larghezza dello stesso di circa 50 cm, le uniche alternative sono tornare indietro o scendere nel canale di deflusso laterale.
Ma non finisce qui, come diceva un presentatore televisivo qualche anno fa. Non so come, ma in quello strettissimo corridoio è stata vista passare persino un’Apecar.

Forse sbaglio, ma io ne faccio una questione di senso civico e di onestà.
Se hanno chiuso una strada, ci sarà un motivo; non è pensabile di togliere le transenne per passare. Se hanno lasciato un corridoio per i pedoni su una strada che è franata per metà e può crollare ulteriormente, non è pensabile di passarci con un motorino o addirittura con un’Apecar.

Ma si sa, l’italiano medio pensa prima a se stesso, e poi, se ha tempo e voglia, agli altri. Nel frattempo, si giustifica dicendo che tanto lo fanno tutti.
Provate a chiedere a qualcuno che butta delle carte per strada perché lo fa, o perché non si ferma se già da lontano il semaforo è giallo, o perché ruba il posto di qualcuno in una fila.

Un esponente della sinistra, ma francamente non ricordo chi, qualche settimana fa ha affermato che a furia di condonare tutto si sta instaurando l’idea che è tutto legale; se qualcosa è illegale non importa, prima o poi si condonerà.
Spiacente deluderti, caro politico: hai detto una cosa giusta, ma ormai è già tardi. Siamo arrivati al punto in cui anche se un CD originale costasse cinque euro, la maggior parte della gente continuerebbe a scaricarselo tarocco da internet. Del resto gratis è meglio di cinque euro, nevvero? Quasi nessuno si rende più conto che è comunque un atto illecita e illegale, a prescindere dal fatto che i CD costino oggettivamente troppo.

Certo, quelli dei CD e dell’Apecar sono soltanto due esempi presi a caso, perché c’è di peggio. Purtroppo.