L’offesa alla religione cattolica non è più punibile dell’offesa alle altre religioni. Così la Corte Costituzionale ieri ha dichiarato incostituzionale un articolo del codice di procedura penale, il 403, che stabilisce invece una sanzione maggiore in caso di offesa, appunto, alla religione cattolica.
Strano che non siano ancora partite le polemiche, del resto dietro questa storia c’è ovviamente Adel Smith, quel personaggio che circa un anno fa divise l’Italia in due con la sua richiesta di eliminare i crocifissi dalle aule di scuola e dagli uffici pubblici.
All’epoca, la proverbiale xenofobia dell’uomo italico si scatenò con tutta la sua forza. Non era affatto raro sentir dire cose come “ma chi si crede di essere”, “prima o poi gli stranieri cacceranno gli italiani dall’Italia”, “viene gente da fuori e fa casino”, “non solo lo ospitiamo e vuole pure dettar legge”, “sono tutti uguali i musulmani, tutti terroristi” e altre belle cose così.
Che il personaggio di Adel Smith sia controverso è un dato di fatto: basta cercare un po’ sul web per leggere tutto e il contrario di tutto su di lui. Può anche darsi che lui stesso sia un fenomeno mediatico nato per far pubblicità a se stesso, la versione religiosa di Costantino in pratica, chissà.
Il punto è che la questione sollevata da Adel Smith non è affatto banale, e vorrei che i miei lettori provassero a fare uno sforzo mentale e a seguire il mio ragionamento senza nessun pregiudizio. Eliminate tutto quello che sapete su cristianesimo, islam e a tutte le altre religioni. Cominciamo da zero.
La Costituzione italiana, la “magna charta” su cui si fonda la nostra democrazia (sì, è ancora una democrazia, almeno formalmente; ma ne parlerò in un altro momento), è il documento legale più importante che abbiamo.
Tutte le altre leggi devono essere compatibili con la Costituzione, e incastrarsi perfettamente ad essa. Potete trovarne una copia all’indirizzo http://www.quirinale.it/costituzione/costituzione.htm. Ripeto: tutto quello che succede in Italia deve essere previsto, prima ancora che vari codici legali (civile, penale, della strada, ecc.), dalla Costituzione. Una legge che non sia compatibile con la costituzione viene dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale e abrogata d’ufficio.
Cominciamo quindi a leggere la nostra “magna charta”. Scorrendo, troviamo vari articoli interessanti. Leggiamoli:
Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. [...]
L’articolo 3 afferma, in maniera peraltro simile e congruente alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che tutte le persone sono assolutamente uguali e che per la legge (e quindi, si spera, anche per le altre persone) non c’è nessunissima differenza. Non importa se si è maschi, femmine, neri, bianchi, gialli, rossi, verdi, italiani, cingalesi, australiani, eschimesi, brasiliani, vietnamiti, se si parla inglese, aramaico, norvegese, hindi, nama, arabo egiziano, se si è atei, musulmani, ebrei, cattolici, protestanti, pagani, druidi, wiccan, se si è ricchi, poveri, benestanti, morti di fame, se si è di destra, di sinistra, di centro, repubblicani, democratici, laburisti, conservatori, e così via. In altre parole: per la legge siamo tutti perfettamente uguali.
È vero, spesso non è così. Ma il fatto che ci sia corruzione ai piani alti non significa che la Costituzione debba essere usata come carta igienica anche da noi. Vogliamo dimostrare di essere migliori di loro o no?
Art. 8.
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.
Il primo comma di questo articolo ribadisce quanto scritto all’articolo tre, ma poi prosegue spiegando che anche le altre religioni, oltre a quella cattolica, possono organizzarsi come credono, purché si resti nella legalità. Ciò significa, ad esempio, che i musulmani possono costruire moschee (con le dovute autorizzazioni edilizie, appunto), e che i wiccan si incontrino sotto la luna piena.
Art. 19.
Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.
Questo articolo implica che posso girare con un crocifisso al collo? Sì. E con un pentacolo? Sì. E con un velo in testa? Sì. Posso ammazzare una capra per strada per fare un sacrificio a un dio? No, perché è contrario al buon costume. Posso suonare al tuo citofono per convertirti? Sì, ma puoi tranquillamente dirmi di no e se insisto puoi querelarmi.
In sostanza: si può fare tutto, purché non si arrivi a livelli estremi.
Art. 20.
Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.
Questo articolo è importante, ed è possibile vedere qualche traccia della volontà di evitare il ripetersi delle ghettizzazioni fasciste e naziste.
L’articolo sancisce, in sostanza, l’impossibilità da parte dello stato di limitare arbitrariamente i diritti delle associazioni religiose e di tassarle più del dovuto senza giustificato motivo.
Riassumendo, in Italia le persone non possono essere discriminate (tra le altre cose) in base alla religione, e le religioni sono tutte uguali.
In base a questa semplice affermazione, è facile capire come tenere un crocifisso in classe non sia una cosa sbagliata in sé (rileggete l’articolo 19), ma si deve permettere a chiunque abbia una fede diversa da quella cristiana di aggiungere un simbolo della sua religione. Un bimbo ebreo, per esempio, potrebbe voler portare in classe un menorah; un musulmano potrebbe volere una mezzaluna; un wiccan un pentacolo… e un ateo? Un ateo potrebbe dirsi infastidito da quei simboli che non lo riflettono, anche se in effetti l’articolo 19 stabilisce che, finché non siano contrari al buon costume, i simboli e i riti religiosi siano perfettamente accettabili.
Tuttavia, è facile rendersi conto di come l’incremento della popolazione non cristiana possa portare alla trasformazione delle classi e degli uffici pubblici in una sorta di tempio multifunzionale. Badate, non ho parlato di popolazione, ma semplicemente di popolazione non cristiana: non è obbligatorio per gli italiani essere cristiani, e questo è un punto che spesso si dimentica.
E allora la soluzione qual è? È semplice: o tutti o nessuno.
Non è cattiveria, non è ipocrisia, non è un rifiuto delle radici cristiane dell’Italia: è semplicemente buon senso.
Se siamo tutti uguali, secondo la Costituzione e secondo la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, perché dobbiamo imporre agli altri di avere davanti i simboli religiosi che non li riguardano e che, forse, li infastidiscono? Dobbiamo ricordare che il rispetto non dev’esserci solo tra istituzioni e cittadini, ma anche e soprattutto tra cittadini e cittadini!
La religione è un argomento molto personale, e non ci è dato sapere se gli altri siano infastiditi da un simbolo religioso per noi positivo. Perché sbatterglielo davanti al naso? Peraltro, in Italia non c’è più una religione di Stato.
E proprio perché si tratta di una questione intima e personalissima, è forse più opportuno portare addosso il proprio simbolo religioso piuttosto che ostentarlo. E qui si potrebbe aprire una enorme parentesi sulla storia del cattolicesimo, ma ne parlerò in un altro momento.
Pubblicato da Jollino
Pubblicato da Jollino
Pubblicato da Jollino