SMS: Paghi uno, prendi due (o tre)

18 Luglio 2006

Due ricercatori del dipartimento di tecnologia delle comunicazioni dell’Università di Aalborg hanno scritto un software per comprimere i famigerati messaggini SMS al fine di inviare più testo spendendo meno.
Il progetto in questione si chiama, non con molta fantasia, smsZipper, e per funzionare è necessario che i telefoni di entrambi gli interlocutori abbiano l’applicazione installata.

Trattandosi di una applicazione Java, dovrebbe funzionare praticamente su tutti i telefoni prodotti dal 2002 in poi, forse anche prima. La cosa più complicata è caricare il programma sul telefono: se avete un computer con un modulo BlueTooth e il vostro telefono supporta BlueTooth, è questione di un attimo. Altrimenti dovrete trovare un modo alternativo… suggerimenti: porta infrarossi, cavo dati, accesso diretto in WAP (il file .jar pesa 140 KB).

Esistono varie versioni localizzate del programma: lo scopo di ciò non è tanto mostrare un’interfaccia nella lingua dell’utente (in effetti l’interfaccia resta in inglese in ogni caso), quanto migliorare la compressione in base alla lingua.

Ho provato a inviarmi un messaggio da solo e devo dire che funziona senza problemi, con il messaggio compresso che occupa meno della metà del messaggio per esteso. Il telefono ricevente – in questo caso il mio! – afferma di aver ricevuto un “messaggio push”; leggendolo, smsZipper si apre automaticamente e dopo qualche istante il messaggio viene scaricato. Da quello che ho potuto vedere non ci sono costi in ricezione – quindi immagino si tratti di SMS push e non di WAP push -, mentre il costo in uscita è uguale a quello di un SMS. Ovviamente se si scrive un poema epico si spende di più, ma una comoda funzione di controllo permette di sapere quanti caratteri si sono scritti e quanti sms servirebbero, e a quanti caratteri si riduce il testo dopo la compressione e quanti sms verranno effettivamente inviati.

Un’ottima idea, se solo ci fosse un modo di inviare il programma via MMS ai propri contatti per semplificarne la diffusione…

Ah, dimenticavo: ho già detto che il programma è GRATIS?


Blog, sì, ma dove?

2 Luglio 2006

È da un po’ che non scrivo. Non ho molto da dire, ma più che altro è la motivazione che manca.
Mi sono messo a pensare alla cosiddetta cosiddetta “blogosfera”, e adesso mi sono costretto a mettere per iscritto i miei pensieri.

Mi sono accorto che chi utilizza i servizi di blog hosting tende a scrivere di più e a ricevere più feedback rispetto a chi scrive, come me, su un blog gestito in autonomia. Perché?

Se, da un lato, il gestire il proprio blog permette una libertà pressoché infinita — nessuno mi vieta, se mi va, di cambiare software di blogging –, ciò implica anche un certo isolamento, per così dire, del blogger stesso.
I commenti ovviamente ci sono, ma bisogna che qualcuno venga a leggerti volta per volta, e non tutti sanno che esistono gli RSS. I trackback, poi, benché siano un concetto interessante, sono usati pochissimo: raramente si arriva a stabilire un contatto reciproco tra due blogger in seguito a un trackback.

Le piattaforme di blogging “remoto” (uso questo termine alquanto impropriamente; mi riferisco ai sistemi in cui gli utenti sono, appunto, soltanto degli utenti) invece contribuiscono a creare una rete di rapporti tra i vari blogger, e questo porta a costruire delle comunità piuttosto chiuse ma molto attive.

Prendiamo l’esempio della piattaforma di blogging remoto per antonomasia, LiveJournal. (Per chi non lo sapesse, in inglese “journal” è anche “diario”, oltre che “periodico”.)
LJ è un sito nato nel 1999 ed è forse quello che ha reso il blogging un evento di massa. Con oltre dieci milioni di utenti e community — ovvero dei blog cooperativi, che a volte diventano quasi delle bacheche — e con il software distribuito liberamente, può contare su un numero non indifferente di utenti che non si accontentano del servizio gratuito, ma decidono di pagare per alcuni extra in cambio di avere più flessibilità nella personalizzazione dei blog stessi.
Il punto di forza di LJ, però, sta forse nel sistema degli “amici”: è possibile marcare i propri post come privati, leggibili soltanto da chi, appunto, è stato indicato come amico; in questo modo è possibile nasconderli dal grande pubblico degli utenti non registrati (oppure registrati ma non amici). Non è un caso che molti blog su LJ siano proprio “friends only”, in cui cioè non c’è nessun post pubblico.

Certo, una cosa del genere è possibile anche con dei blog personali come questo, ma richiedere una password per mostrare i post non è esattamente flessibile: devo darla personalmente ai miei lettori, che però possono distribuirla e, di fatto, rendere la protezione inutile.
Il sistema usato da LJ, d’altro canto, è personale: solo chi è autorizzato può leggere i post privati, e non c’è rischio di “perdite” perché, semplicemente, non c’è nessuna password da perdere.

Credo, inoltre, che l’avere una serie di persone che vogliono leggere ciò che scriviamo (e di cui abbiamo traccia, al contrario dei blog personali in cui al massimo si possono contare i visitatori del server web, un sistema per niente preciso) possa stimolare a scrivere di più, o quanto meno in maniera continuativa.
Il solo fatto di avere una “friends page”, ovvero di una pagina in cui vengono raccolti gli ultimi post degli amici (in sostanza una specie di aggregatore RSS automatico), contribuisce a ricordarsi di chi scrive più spesso.

Ovviamente LJ non è tutto rose e fiori: la comunità italiana su LJ è decisamente minoritaria, dato che gli italiani sono per lo più dispersi su Splinder, Libero, Excite, BlogItalia, Tiscali e (gasp!) MSN. Non so, tuttavia, se qualcuno di questi supporti il concetto di post privato leggibile solo dagli amici come fa LJ.

Un blog gestito personalmente permette invece non solo un controllo completo (il che significa anche che in caso di problemi bisogna sbrigarsela da sé), ma anche un indirizzo “pulito” che dà l’idea di qualcosa di davvero personale, rispetto agli indirizzi dei sistemi centralizzati che dànno sì un senso di appartenenza alla community, ma anche una sensazione — senza offesa alcuna! — di pezzenteria.
In ogni caso, nessuno impedisce all’autore di un blog su un sistema centralizzato di comprarsi un dominio che faccia un redirect sul blog vero e proprio, e di utilizzarne anche delle caselle di posta.

Insomma, blog remoto o personale? Dipende.
Di sicuro se si vuole avere un riscontro in termini di commenti con un blog gestito personalmente, è bene darsi da fare per pubblicizzarsi…