In Google Maps c’è un bug. Se non ci credete guardate voi stessi.
(Si ringrazia Fabrizio Venerandi per la segnalazione.)
In Google Maps c’è un bug. Se non ci credete guardate voi stessi.
(Si ringrazia Fabrizio Venerandi per la segnalazione.)
Dopo la gaffe del papa (minuscola intenzionale, dato che non ne riconosco l’autorità) a Ratisbona si è scatenato un putiferio ben più grande di quanto possa sembrare.
A vedere i telegiornali, sembra che le cose stiano così: il papa ha detto una cosa giusta, i musulmani l’hanno presa male, il papa si è scusato per quello che ha detto, i musulmani si sono arrabbiati ancora di più perché non gli basta.
Le cose non stanno proprio così.
Non entro nel merito del discorso del papa, perché ai fini di quello che sto scrivendo è piuttosto irrilevante. Voglio però far notare qualcosa di cui a quanto pare si è accorto soltanto il Language Log con questo articolo (commenti), in cui si scrive che in effetti il papa non ha chiesto scusa per quello che ha detto, ma si dice dispiaciuto per come l’hanno presa i fondamentalisti islamici.
La cosa è piuttosto diversa, è un po’ come dire: problemi vostri se avete capito male.
Anche dire che quella frase incriminata era una citazione non può essere considerata una scusa: è come se io prendessi a parolacce una persona e poi le dicessi che stavo recitando il testo di una canzone. Sarà pure vero, ma quello mi mena…
Lo so cosa sta pensando una parte dei miei lettori. “Ma il papa non doveva scusarsi, ha il diritto di dire quello che vuole”. Mi dispiace, ma no, non ce l’ha. Non più di me. Anche io ho il diritto a dire quello che voglio (si chiama libertà di espressione o di parola, free speech in inglese), ma se sparlo di qualcuno, cioè se lo diffamo, posso essere querelato per… indovinate? Diffamazione.
Forse il papa non ha diffamato nessuno, ma di sicuro è un pessimo statista. Attenzione: non sto sparlando di nessuno (“pessimo statista” non è un insulto), sto esercitando la mia libertà di opinione: secondo me il papa è un pessimo statista.
Nell’attuale situazione politica internazionale, a cui confronto la “polveriera dei Balcani” che portò alla prima guerra mondiale sembra una barzelletta, un capo di stato (o leader religioso, cose che nel caso del papa coincidono) degno di questo nome evita l’acuire di ogni tensione, soprattutto se ogni domenica si affaccia alla finestra e parla a milioni di fedeli di pace e fratellanza.
Che poi abbia effettivamente detto qualcosa di offensivo nei confronti dell’Islam o meno è irrilevante, lo ripeto: in ogni caso, i musulmani fondamentalisti l’hanno presa male.
Non è questione di aver paura dei “terroristi”. È questione che non ha senso rischiare di rendere ancora più instabile una situazione già complessa. È questione di logica, di politica se vogliamo, e la religione c’entra poco.
Si fa in fretta a dire che i musulmani sono fanatici. Si fa in fretta solo perché in Italia, nonostante ci ritroviamo l’enclave vaticana, di cattolici veri ce ne sono pochi. Poca gente, in proporzione, va a messa; poca gente, in proporzione, prega; poca gente, in proporzione, prende quello che dicono i cardinali vari come oro colato (a parte l’eccezione, purtroppo, del referendum di un paio di anni fa sulla procreazione assistita).
Negli Stati Uniti invece ci sono dei fondamentalisti cristiani (protestanti, di solito, ma non necessariamente) che sono qualcosa di incredibile: gente che ti ferma per strada per convertirti, gente la cui vita ruota esclusivamente intorno alla propria religione e ai suoi riti.
Né più né meno che quello che succede con i fondamentalisti islamici, con la sola differenza che, forse, i fondamentalisti cristiani sono di meno, in proporzione, ma questo certamente non li rende meno spaventosi.
A ben vedere, però, anche il cattolicesimo è integralista: no al divorzio, no all’aborto, no alla genetica, no al preservativo, no al sesso prematrimoniale, no alla clonazione, no all’arida ricerca, no agli omosessuali, no ai PACS (nemmeno tra eterosessuali). Basta non farci caso, dite? In piccolo sì, in grande no: tra i politici italiani, una gran bella fetta è composta da presunti cattolici, professati tali solo per ingraziarsi il Vaticano (e infatti proprio ieri Ruini ha richiamato i politici che rinunciano all’etica cattolica per questioni di partito, come dire: allora facevate solo finta); persone che, nonostante questo professarsi cattoliche, divorziano e si risposano, cosa che un cattolico non dovrebbe nemmeno pensare.
Vorrei ricordare ai vescovi, cardinali e chi altri c’è in lista, che se possono permettersi di essere ultraottantenni è perché la ricerca ha fatto passi da gigante negli ultimi decenni.
Se la diffusione dell’AIDS cala in Europa e nelle Americhe, mentre cresce in Africa, è anche perché nei Paesi industrializzati la gente il preservativo lo usa, mentre in Africa i missionari predicano che è peccato.
E poi vorrei chiedere al papa il suo punto di vista sulla domanda che mi lascia indeciso sulla mia posizione sull’aborto: è peccato anche se una ragazzina di quindici anni viene violentata e messa incinta? Probabilmente mi risponderebbe di sì…
Il papa è fallibile. Anche se lui afferma di parlare ex cathedra, anche se il suo portavoce dice che è guidato dallo spirito santo (cose di cui non si ha alcuna prova), il papa è un essere umano (cosa di cui si ha la prova), esattamente come lo sono io e di come lo siete voi che mi leggete. Ha le sue convinzioni, i suoi pregiudizi, i suoi pregi e i suoi difetti.
Il fatto che sia a capo di una delle confessioni religiose più grandi del mondo non lo autorizza a fare affermazioni infelici, anzi, dovrebbe metterlo in guardia.
Perché rischiare di peggiorare le cose? E soprattutto, perché, fatto il danno, non “porgere l’altra guancia” e chiedere scusa? A prescindere da chi ha ragione o ha torto: l’orgoglio ostinato non paga, come chi ha perso qualche amicizia sa. (Questo, per inciso, vale per gli integralisti di qualsiasi cosa.)
Se il papa è davvero preoccupato non solo per l’incalzante Neoilluminismo, ma anche per l’anticattolicesimo in costante aumento, allora dovrebbe davvero fare quello che il suo messia predicava: scendere dall’albero su cui si è arrampicato e scusarsi, sia con gli integralisti islamici (anche se crede di non doverlo fare), sia con tutti quelli che, in un eventuale scontro fra titani, ci andranno di mezzo.
Chi attacca ha colpa, ma chi provoca non è mai innocente.
Non so se l’ho letta da qualche parte o se l’ho sognata (!), ma da qualche parte qualcuno ha detto:
La differenza tra la religione e la scienza è che la religione, per essere creduta, richiede la fede; la scienza, per essere creduta, ha solo bisogno di essere guardata.
Rieccomi, dopo la solita lunghissima pausa di riflessione. Riflessione, vabbè, in realtà non è che abbia riflettuto molto (bugia).
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