“I Boschi della Luna” è il primo romanzo di Giuseppe Festa, voce e cuore dei Lingalad, è stato pubblicato da Larcher Editore all’inizio di settembre 2006 ed è andato esaurito nel giro di un paio di settimane.
Subito ristampato, è tutt’ora disponibile direttamente presso l’autore, che ve lo spedirà personalmente a casa.
La quarta di copertina recita:
Che cosa accadrebbe se, all’improvviso, la civiltà moderna fosse privata dalle sue fonti di energia? La nostra vita precipiterebbe davvero nel Caos e nella barbarie? Con ogni probabilità, sì. Ma oltre il baratro potrebbero svelarsi prospettive sorprendenti. Forse la nostra dipendenza dalla tecnologia potrebbe rivelarsi più superficiale di quanto normalmente ammetteremmo; forse il rinnovato contatto con la Natura ci farebbe riscoprire il senso del magico e del meraviglioso a cui il mondo tecnologico ci ha disabituato e che potremmo ritrovare tra i Boschi della Luna. [...]
Il romanzo narra la storia di Jari, un ragazzo di diciassette anni che, di fronte una crisi energetica di proporzioni enormi – presumibilmente mondiali – e spinto anche dall’amore che suo padre, quando era in vita, provava per la Natura, capisce che l’unica cosa da fare per sopravvivere è tornare nel paese dei suoi nonni e ricominciare a vivere a contatto con i boschi, con gli animali e con spirito di collaborazione con gli altri.
L’area geografica in cui hanno luogo gli avvenimenti resta ignota, ma è presumibile che si tratti dell’Europa centro-settentrionale.
“I Boschi della Luna” non è un romanzo fantasy, tuttavia l’eco della passione dell’autore (autore dell’album Voci dalla Terra di Mezzo) per i mondi “pre-moderni” è percepibile.
Si tratta piuttosto di una storia naturalista, che mette in evidenza, anche attraverso gli occhi di un eremita dei boschi, come nella realtà stiamo distruggendo il nostro stesso pianeta: uccidere un cervo per sfamarsi è lecito, ucciderli per sport (come amano dire alcuni cacciatori) è una barbarie inutile, per non parlare del cemento che invade ogni angolo delle città, dell’inquinamento che appesantisce l’aria, del petrolio che è agli sgoccioli mentre la nostra “civiltà”, ottusamente e pur avendone le possibilità tecniche e le capacità scientifiche, continua a non guardare seriamente a delle alternative più sostenibili.
Al contrario di altri titoli, non necessariamente letterari, sullo stesso argomento (vedi per esempio The day after tomorrow), “I Boschi della Luna” glissa sulle cause della catastrofe energica, concentrandosi piuttosto sulla sopravvivenza durante il black-out e sul riscatto dell’essere umano.
In questo senso, chi si aspetta relazioni precise sul perché della situazione in cui si trovano i protagonisti, o descrizioni dettagliate degli atti di sciacallaggio nelle città, o una conta precisa dei morti si troverà un po’ deluso. È comunque possibile che in futuro l’autore, o qualcuno autorizzato da lui, ne scriva un prequel.
Vi sono, d’altro canto, dei bellissimi passaggi non fondamentali per la storia, come il conteggio dei baci che Jari deve a Lisa, o il goliardico riferimento alle “olive” di Ivo, il ragazzo introverso che diventerà il migliore amico del protagonista.
L’opera, dal punto di vista narrativo, è molto lineare e facile da leggere, salvo alcuni repentini salti nel punto di vista che – a mio modestissimo avviso – sarebbero stati resi meglio aprendo un nuovo capitolo, cosa che forse avrebbe anche incrementato la scorrevolezza della storia.
Volendo trovare un altro piccolo neo – nella speranza che Giuseppe non me ne voglia troppo a male! -, personalmente non sono stato entusiasta dell’ultimo capitolo: nel resto del libro l’autore si tiene in disparte, ma nelle ultime pagine sembra che parli in prima persona per ribadire che stiamo maltrattando il pianeta. Non che sia sbagliato scriverlo chiaramente, ma a me è sembrato che stonasse un po’.
[Aggiornamento: si tratta di un appunto esclusivamente stilistico e soggettivo, nel senso che a me è parso che venissero descritti esplicitamente i pensieri di Giuseppe piuttosto che la conclusione del cammino psicologico di Jari, un po' come faceva, a volte, il Manzoni nei "Promessi Sposi". Accade soltanto nell'ultimo capitolo, ed è per questo che, a mio avviso, stride un po'.]
Ciononostante, lo raccomando caldamente a chiunque, come Giuseppe e come Jari, spesso sognano un mondo più rispettoso della Terra, in cui quegli strani umani vivano insieme al pianeta e non contro di esso.
I fan dei Lingalad, tra l’altro, si accorgeranno di aver già sentito alcuni dei titoli dei capitoli… ma questo lo lascio scoprire a voi.
Potete leggere una breve descrizione del libro su questa pagina sul sito dei Lingalad, dove potete anche trovare un PDF con i primi tre capitoli del libro.
Noi non possediamo la freschezza dell’aria e la lucentezza dell’acqua. È l’uomo che appartiene alla terra, non viceversa. L’uomo non tesse la trama della vita, egli è semplicemente un filo di essa.
— “I Boschi della Luna”, pag. 147
Pubblicato da Jollino 

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